venerdì 14 novembre 2014

Andrea Pinketts: maestro del grottesco esilarante

Andrea Pinketts è celebre per essere scrittore, drammaturgo , giornalista e presentatore televisivo, ma la sua più grande passione è...l’avventura.  Nato nel 1961, è uno dei maggior esponenti della letteratura Noir in italia. La sua passione per il macabro – già leggeva Edgard Allan Poe alle elementari sottobanco- l’ha portato anche a compiere pericolosissime indagini, grazie a cui sono stati arrestati camorristi o identificati criminali del calibro dei “bambini di satana” o del mostro di firenze. Questo personaggio stravagante dallo humor arguto,  ottimo oratore, un po’narciso e fedelmente innamorato della Guinnes ha di recente pubblicato, con mondadori, un libro intitolato “ Ho una tresca con la tipa nella vasca” che dev’essere assolutamente letto...da chiunque voglia fare un salto nell’assurdo.

Prima ancora dei tuoi racconti si nota subito il tuo personaggio. Come ti descriveresti?
Io sono un avventuriero della parola, un artista circense. Il circo è tutto ciò che ci circonda( e forse è per quello che si chiama circo) ed io amo giocarci. Sono un’acrobata, un trapezista, un domatore, ma anche un animale feroce che quando vuole sa essere anche tenerissimo.

Quando hai iniziato a fare il domatore di parole?
Queste cose, in realtà nascono con te.  Come i tuoi sogni, i tuoi desideri e le tue capacità primarie lo scrivere, come il dipingere ed il suonare, sono cose che ti porti sempre dietro. C’è chi da ragazzino si diletta a suonare in una boyband, ed io , allo stesso modo , ho iniziato a scrivere i pensierini alle elementari. Ma però  miei pensierini delle elementari erano già meglio dei pensieri di Blaise Pascal.

Prima opera pubblicata?
Io ho iniziato a 17-18 anni facendo il giornalista radiofonico e sulla carta stampata per un giornale che si chiamava onda tivù dove intervistavo vallette. Tra l’intervistare Pippo Baudo o le sue vallette...preferivo di gran lunga...intervistare le signorine.Nel 1884 ho vinto il premio misfets di cattolica, che è stato l’inizio della mia carriera. Avevo 23 anni, ma il racconto lo scrissi due anni prima. Il mio primo libro l’ho scritto a 24 anni ma è uscito che ne avevo 31. Nel frattempo ho vinto un sacco di premi per i racconti e le inchieste giornalistiche. Però questo prima libro, che si chiamavo “ Lazzaro vieni fuori”, e da li è stata una strada di successi e fortune. C’ê gente  che sia convinto che io sia uno scrittore molto prolifico, in realtà molte cose le avevo scritte in quegli anni di limbo, di buio. Non è che stessi li a scrivere e basta come il leopardi: Facevo il pugile, il modello, il copy per un agenzia di pubblicità, il giornalista investigativo, il maestro di kendo.

Il giornalismo è cambiato molto negli ultimi vent’anni secondo te?
Si, molto. Allora ci si sbatteva molto di più, anche fisicamente. Parlo addirittura di trent’anni fa. Uno andava davvero a molestare i caporedattori della cronaca nera per proporre i propri servizi, adesso c’è internet...è stato sicuramente un grande aiuto ma ti toglie quella cosa per cui i poliziotti non sono più piedi piatti. Una volta dovevi camminare davvero per le strade. Dovevi vivere per la strada senza avere la possibilità di collegarti.

E gli intellettuali da poltrona?
Gli intellettuali da poltrona sono sempre esistiti. Il giornalismo invece è indagine, esperienza sul campo, non è neanche la necessità di raccontare la verità, ma la necessità di raccontare una storia per come la vedi e non per come la pensi o come pensi che sia andata.

E per finire...parlami della Tresca con una tipa nella vasca:
è una cornice che contiene un quadro astratto di racconti, al contrario magrittiano, è un assurdo che si propone per raccontare il suo amore per le muse, che come ben sapete sono 9, e moltiplicarle. Voglio far si che il confine tra la farsa e la tragedia, tra l’orrore e l’estasi elegiaca sia labilissimo, se non quasi inesistente.

 Liliane Tami


Grecia in ginocchio: I maestri devono lavorare gratis


La troika, che ha tassato la Grecia fino allo sfinimento, è colpevole d’averla fatta regredire all’età della pietra: I professori inizieranno ad insegnare.. senza ricevere uno stipendio in cambio.

Da mesi è noto il fatto che i privati, ridotti alla povertà più totale dall’euro, si son visti costretti a tornare al baratto. E la situazione non fa’che peggiorare:

Anche il governo, prostrato, ha iniziato ad implorare ai maestri…di insegnare gratuitamente.

Andreas Loverdos, il ministro dell’educazione del governo greco, ha chiesto a 1100 persone di sostituire gratuitamente gli insegnanti pagati. Sperando di trovare più di un miliaio di individui grati ed orgogliosi disposti a lavorare su base volontaria tenta di sopperire ai gravi problemi economici del paese che non può più permettersi di sostenere il peso dell’istruzione pubblica.


Coloro che saranno abbastanza benestanti per lavorare gratuitamente verranno premiati con dei punti “bonus”, che li aiuteranno a trovar lavoro quando l’economia si ristabilizzerà. A parer mio, questi individui sono degli eroi: Sacrificare la propria dignità per la più grande grande delle ricchezze, ossia la Conoscenza, è un gesto meraviglioso. Andrà a finire che alle lezioni di chimica insegneranno ai bambini a costruir ordigni esplosivi da adagiare nei parcheggi sotterranei del Parlamento Europeo di Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo.
Liliane Tami

http://www.mattinonline.ch/grecia-in-ginocchio-governo-chiede-maestri-lavorare-gratis/

giovedì 13 novembre 2014

Americani comprano armi dalla Russia nonostante le sanzioni

La kalashnikov Concern, azienda produttrice del AK-47, il celeberrimo fucile d’assalto, ha annunciato che nonostante le sanzioni alla Russia raddoppierà la produzione di fucili d’assalto.


Per il momento i fucili prodotti sono 150 mila all’anno, ma la fabbrica ha affermato che nel giro di due anni la cifra dovrà raddoppiare.
Aleksandr Soloviev, presidente della repubblica di Udmurtia, dove ha sede l’azienda Kalashnikov, ha detto che la produzione si è incrementata del 39-42 dall’inizio dell’anno.
L’amministratore dell’Azienda, delegato da Kalashnikov in persona prima della morte, avvenuta l’anno scorso, afferma che sono in corso di lavoro di potenziamento dei modelli già in circolazione. In una conferenza stampa ha asserito:
“Abbiamo anche impostare il compito di progettazione e produzione di tali modelli di armi che unisse moderne soluzioni tecnologiche e di design – come, ad esempio, ergonomia avanzata, design modularità, l’uso di rivestimenti resistenti all’usura, che resistere alle influenze, compreso il calore, costante l’attrito e l’umidità “.
A causa delle sanzioni e del conflitto con l’Ucraina il commercio di armi prodotte in Russia sarebbe potuto essere maggiore, ma l’embargo l’ha in parte soffocato.
Nel mese di luglio, Washington oltre che la kalashnikov ha sanzionato diverse società Russe, tra cui l’azienda produttrice di sistemi di difesa aerea “Almaz-Antey. Esse di conseguenza non possono avere scambi a medio e lungo termine con le imprese americane, ma nonostante ciò i prodotti bellici Russi continuano ad avere un successo strepitoso oltre oceano.
Nonostante le discordie tra le due superpotenze le forze dell’ordine USA continuano a comprare armi fabbricate dagli “Avversari” Russi…che ne incrementano la produzione in vista di un futuro saturo di conflitti.

Liliane Tami




http://www.mattinonline.ch/gli-usa-sanzionano-russia-poi-comprano-armi/

Critica ad Alain de Benoist: Paganesimo e Chiesa...sono compatibili?

A detta di Alain de Benoist, in un intervista  rilasciata nel 1997 per la rivista Èlements, tradotta  da Giovanni Sessa ( Edizioni settimo sigillo,Roma ), Cristianesimo e Paganesimo sono inconciliabili.
Tale tesi è argomentata splendidamente nel saggio “ Come si può essere pagani”, apparso in forma embrionale nel 1980 col titolo di “ La religione d’europa”. Alain de Benoist così  accese un dibattito plurisemantico, in quanto la questione sollevata dall’ipotetico ritorno al paganesimo tocca le branche di studi più disparate, dalla sociologia, all’antropologia, alla filosofia morale fino persino alla psicologia.
Di grande antidoto al nichilismo quest’opera –manifesto di una gioventù desiderosa di riscoprire il Sacro-mette sotto al tappeto i teschi vuoti creati da Èmile Cioran, e dal sangue dei preti versato da Nietzsche trae il nutrimento per far sbocciare i suoi fiori.
Più precisamente, come afferma De Benoist stesso, quest’opera non fa sbocciare proprio nulla: “Il paganesimo, a dire il vero, non è mai morto.” Infatti, con uno stile impeccabile, mette in luce i vari sospiri pagani che hanno allietato l’oscura epoca del cristianesimo. Poeti, artisti e filosofi dal II d.c. non hanno mai cessato di elogiare il vero spirito panteista dell’Europa, che la dottrina giudeo-cristiana, imposta con la spada, ha tentato invano d’estirpare. Là dove la pietra del cristianesimo è stata fatta amare con forza, però, un paganesimo ontologico non ha mai cessato di sussistere negli individui. A prova di ciò vi è il culto dei santi che, pur avvalendosi di effigi cristiane, pare piuttosto un pantéon di divinità pagane. Là dove l’uomo, abortito delle sue radici spirituali è rimasto orfano di Odino e di Freia, non può che, inconsciamente, riconoscerne gli archetipi all’interno del presepe e della trinità. Già Feuerbach s’era accorto di come la religione cristiana, rigurgito della morbosa dottrina Giudeo Cristiana, fosse stata concepita a tavolino allo scopo di soddisfare i bisogni del popolino.
E, fino all’avvento di Nietzsche, il Cristianesimo riuscì a colmare le domande delle genti.  In concomitanza all’uccisore di Dio  ci fu un potenziamento dei mezzi di comunicazione e la scolarizzazione divenne obbligatoria. Le cause di un progressivo allontanamento delle masse dalla Santa Chiesa Cristiana Cattolica ed Apostolica vanno ricercate non solo nella filosofia, bensì anche nei fattori storico-sociali.
De Benoist analizza  infatti il paganesimo in tutti i suoi aspetti: Siano essi politici, sociologici, psicologici o filosofici. A detta sua, dato che l’uomo contemporaneo ha una tendenza naturale al pluralismo e al radicamento, qualsiasi altra dottrina estraniante che priva l’individuo delle sue radici culturali più ataviche e che non gli offre una gamma di identità con cui confrontarsi è destinata a restare incompleta.
Inoltre, al di là del pluralismo delle idee ed al vivace proliferare di individualità spiccate che non collimano con l’idea monoteista di un Dio unico totalitarista, il paganesimo possiede anche un’altra differenza fondamentale dal cristianesimo: Il senso di Vita presente nella Natura.
Il tetragramma sacro, JYHW , inventato dai giudei per designare Dio, è volutamente impronunciabile proprio perchè vuol ribadire l’esistenza di un abisso incolmabile che separa il mondo materiale da quello divino. Il Signore dei Cristiani è nell’alto dei cieli, ed, eccetto nel caso del miracolo o della provvidenza, il suo interferire con il mondo materiale è minimo. Un Dio trascendente, ossia staccato, è una condanna a priori d’ababndono. Questo Dio distante, che ha creato un mondo dal nulla e che non ha nulla a che fare con esso, non soddisfa i canoni europei di bisogno spirituale. Nella visione pagana , invece, il mondo è eterno ed il Dio è immanente. Perciò, Dio è ovunque. È in chiunque. È chiunque , ed in tutto vi aleggia questo frizzante spirito divino. Con un linguaggio chiaro, efficiente e sempre gradevole de Benoist  snocciola ed argomenta tutte le differenze vigenti tra cristianesimo e paganesimo, giungendo alla conclusione che quest’ultimo è decisamente …più adatto alla civiltà europea che noi siamo.
Ma è qui che insorge la mia critica:
L’umanità biblica è gretta, peccatrice e limitata, i suoi tentativi di giungere alla conoscenza del Bene e del Male sono severamente puniti: Adamo ed Eva, infatti, con la loro fame di sapienza si son ridotti a peccator di superbia . Eppure, , è secondo me il Cristianesimo la risposta ai mali del mondo al giorno d’oggi. Il paganesimo , offre una pluralità di mondi e di confronti, e , soprattutto, che invita gli uomini a farsi come gli Dei. Così  ne esalta la grandezza e la potenza, dando poi luogo al fenomeno del titanismo, dell’Oltreuomo, tanto acclamato dai Romantici e dagli Stürmer. Ciò è la benzina che permette poi di far divampare la fiammella della conoscenza spirituale che sta in ognuno di noi.
Eppure, in un contesto politico come il nostro, la nobile volontà di ricerca –e  di potenza- offerta dal neopaganesimo è soffocata dal suo non essere rappresentata da alcuna istituzione. Alain de Benoist esalta il paganesimo in tutti i suoi aspetti, e critica pesantemente la chiesa cristiana cattolica nelle sue dottrine, scordando però che essa, di Dio, ne è solo il simulacro. Invece no: le due fedi devono convivere. Una come dottrina, l’altra come spiritualità.
A parer mio la Chiesa cattolica, moralizzatrice ed opprimente, andrebbe sostenuta in quanto è l’unico ente politico in grado di offrire quelle risposte esistenziali minime a coloro che cercano delle risposte, e che, a causa di limiti di tipo culturali, intellettuali, sociali o quant’altro, non possono approfondire altri temi filosofici.
L’uomo , a prescindere dal suo statuto sociale, è affamato di infinito. Alain de Benoist rispolvera e mette in luce un interno universo da contemplare, ma lo fa a scapito dell’istituzione vaticana.
L’anticlericalismo , per quanto possa essere logico e razionale, è in realtà una lotta che va ad opprimere non lo IOR o le lobby di sua eminenza, bensì gli innocenti già oppressi dall’istituzione stessa. Le vittime dell’anticlericalismo sono gli innocenti cittadini che, vedendosi costretti a sottostare a condizioni economiche sempre più dure, vedendosi privare di una società forte in grado di dare valori e principi in cui credere, sono costretti ad aggrapparsi alla salma di cristo messa sul mercato dalla Chiesa.
Alain de Benoist nelle sue pagine lascia intuire che la fede cristiana-cattolica e l’istituzione clericale coincidano. Ciò è un’idea totalmente fallace. Andrea Emo, schivo filosofo del secolo scorso, propone una nuova forma di pagnesimo-cristiano, ma per far ciò propone di avvicinarsi al protestantesimo. Ma, allo stesso modo, non tiene in considerazione un elemento basilare: ossia che la Chiesa , sia Nazione che impresa multinazionale, come istituzione non potrà mai crollare.
Questa grande multinazionale  che è la Chiesa si avvale della fede come mezzo pubblicitario, perciò esiste a prescindere dal credo delle persone. Potrà anche venire il giorno in cui più nessuno andrà a messa ed in cui più nessun bambino subirà il battesimo senza averlo chiesto, ma ciò non è una ragion sufficiente per permettere ad una banca potentissima di chiudere i battenti.
L’industria clericale è una realtà che non ha nulla a che vedere con il microcosmo presente negli individui che compongono le masse. Anzi! Prendersela con la bibbia e i vangeli è un attacco diretto verso a queste masse d’oppressi, che hanno bisogno del decalogo e della dottrina giudeocristiana per dare un senso alla propria vita e per avere una morale sovralegislativa. L’uomo medio, se fosse privato della chiesa, anzichè trovare il paganesimo troverebbe solo il vuoto. Che andrà a riempire con i vizi, la tristezza, l’apatia e i capricci dell’iperconsumismo. Cosa che in effetti sta accadendo.
Quando in Russia venne eseguita la cristianizzazione forzata delle genti, nacque il termine “DVOEVERIE”, che deriva dal paleoslavo e significa letteralmente “ Doppia fede”.
Le persone, dopo aver preso la consapevolezza della necessità dell’imporsi delle fede Cristiana Ortodossa, anzichè combatterla iniziarono a seguirne i costumi e la ritualità, riconoscendo in ciò una sorta di collante sociale in grado di unire tutti quanti, da Bisanzio alla Siberia. Ma, questo assumere una politica cristiana venne fatto senza che la loro fede panteista ne venisse intaccata. Infatti, a coté dell’istituzione ortodossa, gli antichi culti continuarono a venir esercitati, ed ebbero persino un rifiorire. Esattamente come avveniva in Russia nei secoli scorsi, è fondamentale discernere l’ambito strettamente sociale ed economico della chiesa da quello che invece sono le credenze spirituali che giuovano all’animo ed alle tradizioni.
È per questo che, in contrapposizione a De Benoist che afferma che tra paganesimo e cristianesimo ci sia un aut-aut, io dico invece che ci possa essere una sovrapposizione dei due sistemi, in quanto non comprendenti lo stesso ambito. La chiesa è forma esteriore, è argine ed azione nel mondo. La fede alternativa ed immanente, che si rifà alle nostre radici celtiche, è invece lume interiore che non ha nulla a che vedere né con banche, né con governi né con giornali.
Quindi, è perfettamente giusto e doveroso  avvalersi degli insegnamenti del decalogo e della Bibbia per mantenere un ordine sociale che sta sgretolandosi sempre più. Le idee più assurde, come quella dei matrimoni contro natura,  trovano nella Chiesa un fortissimo contestatore, seppur le sue tesi non abbiano fondamento nel mondo della ragione. Le basi morali e dogmatiche cristiane devono essere ben salde in ogni individuo per garantire che i buoni costumi occidentali siano rispettati. Purtroppo, il buon costume sta  venendo via via smarrendosi sempre di più.  La chiesa, come corpo governativo, ente moralizzatore, apparato di dominio va rispettata e sostenuta, perchè è l’unico potere ancora forte in grado di normare  le azioni della gente, che nauseata dal post-moderno non fa che vomitare demenzialità sempre più grandi.  È saggio, ed altruistico, non porsi in modo aggressivo contro all’unico ente moralizzante che abbiamo. L’anticlericalismo non nuoce alla banca vaticana, ma soltanto alle nuove generazioni sempre più rincitrullite e prive di disciplina. È per questo che io esorto a rispettare la chiesa, e ad aderirvi. Ma questo Cristianesimo. consapevole dei suoi limiti, dev’essere porta d’apertura verso ad una spiritualità personale più ampia, che non s’arrocca solamente sui testi d’origine giudaica.
Pur aderendo formalmente all’istituzione normativa emanata dal Vaticano, bisogna preservare un interesse storico, culturale e religioso per la tradizione pagana, al fine di non dimenticare la propria origine . L’umanità in parte è  alienata proprio perchè ha smarrito il contatto con  l’Urmensch che è in lei, e che solo il ritorno alle antiche fedi pagane può far risorgere.
 Liliane Tami

mercoledì 12 novembre 2014

Quando il vicino di casa è un terrorista


Le cellule terroristiche, grazie all’avvento di internet negli ultimi decenni, sono andate disgregandosi in atomi che sfuggono ai controlli della polizia. La facilità con cui è possibile reperire materiale di formazione per veri e propri “ Guerriglieri di strada” permette a chiunque di diventare, da un momento all’altro, un pericolosissimo pluriomicida. Imparando a fabbricare armi e bombe nel proprio garage, riuscendo, grazie al deep web, a scovare mercati di armi paralleli e tramite i siti pro-jihad fomentare il proprio bisogno di sangue, i reietti e gli insoddisfatti del mondo occidentale possono facilmente diventare mine vaganti dell’islam in procinto d’esplodere. Questi pericolosissimi individualisti, che usano la Jihad come pretesto per incalanare la loro violenza ed il bisogno di “sacralizzare” la propria morte facendosi martiri kamikaze, sfuggono al costante monitoraggio costante delle forze dell’ordine.
Un islamico estremista cresciuto in Siria , appena mette piede in Europa viene riconosciuto. Se invece è cresciuto tra le pinete canadesi ed il suo unico rapporto concreto con la cultura islamica l’ha avuto mangiando il kebab, avrà invece maggior facilità nel deporre bombe in una stazione senza farsi riconoscere. Per questo, è bene che se ne vadano in medio-oriente a combattere, dove stanno tutti assieme e sono più facilmente controllabili e gestibili. ( ed eventualmente, ammesso che Obama voglia, annientarli per davvero con una bella bomba).
Quattro giorni fa la Germania ha annunciato il progetto di blocco dei passaporti degli estremisti islamici. Gli estremisti tedeschi, trovandosi senza documenti validi, non possono prendere il volo per andare a combattere in medio-oriente per il Califfato. L’idea di arginare sul nascere i nuovi arruolati per questa guerra è certamente buona, ma insorge il dubbio: chi non potrà andare a sfogare la propria vocazione al martirio in trincea, fucilando innocenti donne curde o sgozzando bimbi cristiani nel deserto, non rischierà forse di saziare la propria bulimia bellica in patria?
Per quanto possa sembrare fuori dai nostri schemi di pensiero, il morire in guerra, il perire per una causa ritenuta buona è per i fanatici la gloria più bella che si possa mai desiderare. Come i Kamikaze ( letteralmente “Vento sacro”) chi è pronto ad immolarsi per il suo nobile ideale islamico, con o senza passaporto, porterà al termine ciò che avverte essere la sua missione di guerra affidatagli da Dio. Il proibire agli estremisti di raggiungere gli altri combattenti e costringerli a restare in europa è un gesto totalmente insensato che porterà inevitabilmente alla nascita di atti terroristici individualisti. Invece, sarebbe logico non permettere loro di tornare in europa una volta andati giù.
Purtroppo, trattandosi di una guerra tra civiltà, culture e religioni, la “Guerra santa islamica” non è arginabile tenendo controvoglia gli auto-proclamatosi “soldati di Allah” lontani dal fronte di guerra. Chi ha la vocazione al martirio ed alla guerra- inteso come gesto sacro-porterà avanti la sua battaglia a prescindere dal territorio su cui si trova. Se la Merkel davvero bloccherà i passaporti a chi vuol andare in battaglia, non farà che accelerare il conto alla rovescia per il primo sgozzamento di un cristiano nelle piazze occidentali.

http://www.mattinonline.ch/contro-pericolo-degli-islamici-passaporto-europeo/

Il voto di Donbass: l'EU non lo riconosce



I cittadini della regione del Donbass, che apparteneva allo stato-farsa denominato Ucraina, stanchi della guerra hanno votato per l’indipendenza.


unione europea
Così, il 2 novembre, la maggioranza ha potuto confermare la sua volontà di tornare ad appartenere alla Russia e di sottostare alla Federazione governata dal leader Putin.Evidentemente l’Unione Europea ed i neonazisti patrioti non sono contenti. Secondo agli esperti, la volontà del popolo creerà un’ulteriore deterioramento dei rapporti tra il blocco USA-EU e quello Eurosiatico.
Le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk ora, stando a quanto sono gli esiti delle votazioni, dovrebbero essere governate da Aleksandr Zakharchenko e Igor Plotnitskij.
Purtroppo, questi giorni di tregua che hanno visto tantissimi cittadini mossi dal sogno della Libertà andare alle urne sono stati usati dai violenti europeisti di Kiev per riarmarsi, riordinare le truppe e tornare a massacrare “ I traditori della patria” che vogliono l’autonomia della loro regione.
I vertici dell’Unione Europea considerano le elezioni nella Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) e nella Repubblica Popolare di Lugansk (LNR) come un grave affronto all’ONU. Questa triste situazione potrebbe diventare a ciò a cui ha condotto la massacrante guerra che avvenne nel 1991 in Transnistria: ancora oggi, non è riconosciuta dai paesi dell’ONU.
Evidentemente l’oligarchia di Bruxelles non è contenta, ma non vuole nemmeno dichiararsi apertamente avversa alla volontà del popolo e tanto meno vuole dichiarare ufficialmente guerra alla Russia.
Attualmente la gente continua a manifestare il proprio malcontento per strada tramite atti di guerriglia, ma politicamente s’è scelto di instaurare un momentaneo “ Silenzio comune”. L’Europa sta riflettendo e, forse, sta facendosi un esame di coscienza.


Liliane

Lussemburgo, Juncker, corruzione e soldi nascosti

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È in corso un’inchiesta, soprannominata Luxleaks, che sta mettendo in imbarazzo Juncker. Il neopresidente della commissione UE, un po’ per la vergogna ed un po’ perchè ha bisogno di tempo per consultare il suo cerchio magico, colto con le mani nel sacco, ora si nasconde. Il suo portavoce, Margaritis Schinas, ha infatti annunciato che domani non starà bene e che quindi non potrà partecipare ad una serie di conferenze stampa. Gli incontri internazionali, a cui ha declinato l’invito , verteranno sui temi europei fondamentali e sono stati promossi dal settimanale francese L’Observateur al fine di avvicinare la gente alle manovre del Governo Centrale Europeo.
La vergogna:
Lo scandalo che Juncker sta cercando di nascondere è quello inerente le 340 grandi multinazionali, che , col suo contributo, sono riuscite a gestire dei conti segreti a Lussemburgo per evadere le tasse. Implicati in questa colossale onta vi sono tutti i Big della finanza: FedEx, Deutsche Bank, Finmeccanica, Intesa SanPaolo, Unicredit, Ubi banca e Ikea. Jean Claude Juncker, ex ministro delle Finanze, sapeva benissimo che per oltre vent’anni questi colossi sono andati a nascondere i loro miliardi a Lussemburgo con degli accordi siglati in segreto. Ora dovrebbe rispondere a quanto le indagini stanno portando a galla. Anzichè fingersi malato farebbe bene ad appoggiare la testa sulla gogna di sua spontanea volontà.
Liliane Tamihttp://www.mattinonline.ch/lue-attacca-svizzera-quando-si-parla-lussemburgo/