domenica 2 novembre 2014

Missili anti-aereo in mano ai terroristi islamici

Ieri, il giornale Bild am Sonntag, ha annunciato che i servizi segreti tedeschi (BND) si sono trovati la scorsa settimana coi parlamentari del Bundestag per parlare di una faccenda poco piacevole: I Jihadisti dell’Isis hanno rubato delle armi dagli arsenali del regime di Assad. In un video propagandistico dello Stato Islamico diffuso in rete lo scorso primo ottobre è mostrato l’abbattimento di un elicottero iracheno con un missile Manpads ( Man-portablre Air Defence System, ossia il lanciarazzi che può esser portato in spalla).

Questo missile , che apparteneva all’esercito siriano, può colpire velivoli che volano a 3-4 mila metri di quota. Quindi , l’Isis, adesso, secondo ai servizi segreti tedeschi, è in grado di abbattere anche gli aerei di linea che volano a bassa quota. A fine luglio il pentagono aveva chiesto di indagare se l’Isis fosse entrato in possesso di missili terra-aria capaci di colpire un obbiettivo volante, ed ora youtube e gli 007 berlinesi ce ne danno la conferma.
La preoccupazione è tale che la FAA, l’autorità americana per il volo, ha obbligato tutte le compagnie aeree che attraversnao regolarmente il nord dell’Iraq e l’Iraq di modificare le loro rotte di volo.
Liliane Tami

http://www.mattinonline.ch/lisis-ruba-i-missili-siria-aerei-linea-dirottati/

La verità sulla morte di Mussolini




La verità sulla morte del Duce

Il "dove" e il "per opera di chi" restano due incognite fonte di dibattito:

 Ma di certo non morì fucilato in Piazzale Loreto quel fatidico pomeriggio 28 Aprile 1945


Sulla reale esecuzione del Duce esistono tantissime ipotesi differenti. Per certo si può dire che la sua morte non è avvenuta né a piazzale Loreto nè per mano dei servizi segreti inglesi, come invece è sovente divulgato. Sempre più tesi, in particolar modo sostenute dagli studi del dottor Maurizio Barozzi, confermano l’ipotesi che mi è stata narrata da un uomo che sostiene d’aver conosciuto di prima persona uno dei tre testimoni della morte del Duce. La testimone da lui conosciuta si chiamarebbe Dorina Mazzola e sarebbe deceduta a Bonzanigo nel 2001.

L’anziano informatore mi ha giurato di possedere tre pagine di carta ingiallita cedutegli da Dorina in persona. A parer suo, questi documenti redatti da Guglielmo Cantoni (patrigno di Dorina) nella casa chiamata De Maria, presso il comune di Bonzanigo, raccontano una serie di fatti che mettono in discussione la versione ufficiale della morte di Mussolini e Claretta Petacci.

A detta della stessa fonte, Mussolini e la sua amata avrebbero perso la vita la mattina del 28 aprile 1945. Stando a ciò che mi è stato riferito, sul documento è scritto che Benito e Claretta, fuggendo verso la Svizzera, vennero catturati da un gruppo di partigiani a Dongo poco prima dell’alba e furono trascinati nella stalla della famiglia Cantoni. Il duplice efferato omicidio sarebbe stato perpetrato da Michele Moretti, dal Colonnello Valerio (Walter Audisio, poi diventato dirigente del Partito Comunista) e da Pertini, futuro capo di stato.
Attenendosi a questa fonte inverificabile, il Duce e la sua compagna sarebbero stati incatenati, bastonati e picchiati a sangue, poi sfregiati ed infine ammazzati con una raffica di colpi. I tre testimoni oculari della fine del Duce furono il partigiano Gugliemo Cantoni, chiamato anche Sandrino, autore del documento sopraccitato, sua moglie Sadina e, appunto, la figlia di lei, Dorina Mazzola, che chi mi ha narrato queste vicende avrebbe conosciuto.

Oltre ai documenti, dovrebbe esistere anche una fotografia che testimonia questa versione dei fatti.  Rappresenterebbe due persone che trasportano in spalla il cadavere di Mussolini mentre lo portano a Piazzale Loreto per simularne la celebre esecuzione pubblica. A differenza dei testi scritti, chi mi ha narrato questa vicenda afferma però di non possederla.
La storia, purtroppo, continuerà a celare i suoi misteri e, dove le fonti scritte mentono, forse, non resta che attenersi a quelle orali.

Liliane Tami
http://iltalebano.com/2014/09/29/il-duce-e-vivo/#prettyPhoto

Il libro verde di Gheddafi: Un'introduzione all'autonomia?




GHEDDAFI COME EDUCATORE

Ma anche Darrè non era poi così male


L’Anarchismo, citando Rudolf de Jong, ha sempre avuto un vivo interesse per l’organizzazione sociale delle culture primitive. Kropotkin, autore di riferimento per l’anarchismo, ha infatti dedicato un intero studio al fenomeno del mutuo appoggio vigente nelle tribù dei salvaggi. Jeremy Westfall, nel 1961, scrisse per la rivista n.3 “Anarchy”, un articolo molto interessante intitolato “Africa in the future”. Accusando la  colonizzazione dell’Africa da parte dei coloni bianchi, non solo afferma che la migrazione sia un fenomeno pericoloso, ma ci esorta persino a seguire il modello pluralistico, identitario ed anti-totalitario della cultura Africana.
Come afferma Thoreau, eremita sovversivo avverso alla violenza – da cui Gianfranco Miglio ha tratto le basi per redigere “Disobbedienza civile” – l’anarchia vuole liberare l’uomo dal gioco delle sovrastrutture. Quindi,  per distruggere, senza ricorrerre allaguerrilla, il dominio del governo centrale sulle aree periferiche bisogna eliminare ogni tipo di legame politico, economico e sociale che, in modo artificioso, vincola gli uomini gli uni agli altri. Una volta liberati da queste sovrastrutture inventate a tavolino, saremo finalmente liberi di riappellarci a ciò che c’è di più atavico e naturale: il sangue ed il suolo.
Walther Darré,ministro dell’agricoltura della  Germania del secolo scorso, formulò un programma agricolo socialista volto alla comunità. Il suo illuminante saggio “La nuova nobiltà di sangue e suolo”, editto da Ritter, è un inno alla Libertà della classe operaia. La classe contadina, unita dal senso d’appartenenza ad una stessa terra e rafforzata dall’appartenenza ad una stessa etnia, è una sorta di nobiltà elittaria, perchè onore riservato a pochi. Queste élites contadine possono sintonizzarsi, creando una potentissima confederazione rivoluzionaria al fine di migliorare la loro produzione, rafforzare il loro potere e la loro indipendenza. Riprendendo la teoria dell’emancipazione del proletariato, riprende la teoria Marxiana arricchita dall’elemento della fratellanza umana, Darré afferma che vi deve essere innanzitutto un senso di “famigliarità” tra i singoli individui. Un contadino della Germania del nord è radicalmente differente dall’individuo bavarese, perciò la rivoluzione va pensata in un unità ristretta di suolo. In virtù delle differenze, Darré propone non una caotica orgia di individui autocoscienti e pronti alla rivoluzione, bensì un risveglio degli operai all’interno di micro-comunità popolari. Non le masse contadine, ma i piccoli gruppi affini, simili a tribù di operai, si alleano, si allineano, senza perdere la loro autonomia e compiono la loro emancipazione in modo coordinato, chiamandola appunto “confederazione”. Marx era totalitario, parlava di masse immense, Darré ripone invece più fiducia nei singoli e nelle piccole unità.
Questo utopistico concetto di amore tra simili, che purtroppo la globalizzazione capitalistica e le continue colonizzazioni ipocritamente camuffate col nome di “atti missionari o migrazione” stanno annientando, è necessario per salvaguardare l’anima di un popolo. E proporre i veri cambiamenti. Tale Welthanschauung, impreziosita dall’affetto che si trova fra gente di una stessa stirpe e cullata da una stessa cultura, fa dei sentimenti dell’amore e della fratellanza la sua nobiltà. È per questo che, riprendendo la tesi anarchica di Westfall, è naturale che qualunque invasore bianco (sia esso un turista, un imprenditore o un prete che conquista con la scusa del volontariato) che vada a destabilizzare la quiete di una tribù africana, anche a scopi umanitari, è naturale e giusto che non sia il benvenuto.
La dolce idea di Tribù come “Grande famiglia” ha origini deliziosamente africane, infatti è proprio in quella terra baciata dal sole e dalla natura florida che ancor oggi vige, più saldo che altrove, l’ancestrale concetto di tribù. In Africa, inoltre, a differenza nostra, vi è ancora quel senso di “famiglia tradizionale”. Qui, a causa dell’uomo visto non più come un essere animato ma come un ingranaggio anaffettivo, mediante la scusa del dar diritti agli omosessuali, la famiglia tradizionale sta venendo annientata. Gli africani, non ancora avvelenati dai coloni bianchi, liberi dai migranti occidentali sono ancora legati ai loro valori tradizionali,e, soprattutto, naturali. Ma, oramai, solo in poche regioni sono ancora divisi in tribù e si autogestiscono in armonia. L’avvento della globalizzazione, come è stato il tentativo di unire l’europa in un unico impero che ha caustao al Guerra dei Trent’anni, sta portando all’Africa solo dolore e guerre interne. L’imporre confini e migrazioni innaturali, che uccidono la tolleranza e l’amore dati dall’unità di sangue e di suolo, crea guerre a faglia tra tribù ed etnie diverse. I problemi in Africa sono insorti quando gli europei hanno imposto loro confini irrazionali che non tenevano conto delle differenze ontologiche tra popoli. Petrolio, diamanti,
bisogno di lavoro sono stati il motivo per cui i migranti europei in Africa hanno voluto omogeneizzare tutto, creare confini e governi fittizzi condannando alla guerriglia eterna un continente meraviglioso che deve essere lasciato essere ciò che è, nella più totale libertà.
Anche Garibaldì, cancellando i confini naturali presenti in Italia, andò a creare uno stato ontologicamente instabile, in quando composto dai pezzi di “ tribù” ,oramai morte, raffazzionati assieme come una sorta di Frankenstein.
Il Libro Verde di Mu’ammar Gheddafi è piacevole, coerente e molto apprezzabile, soprattutto all’inizio, quando parla di democrazia e propone il congresso popolare come sistema per “anarchicizzare” una  società sempre più centralizzata e governata in modo antidemocratico. Benchè in taluni punti decada in  deliri dittatoriali – arrivando persino a teorizzare l’impossibilità degli individui di comprarsi più di una singola casa e volendo vietare altre forme di libertà individuale – il suo testo è molto bello. E, sopratutto, propone un governo che si gestisca senza esercitare potere ma semplicemente coordinando micro-realtà differenti. Particolarmente illuminanti sono i capitoli inerenti la tribù e la famiglia. Gheddafi, a tratti  comunista, afferma che la tribù è infatti una famiglia su scala più grande. La Tribù forma i suoi membri , come avviene in una famiglia, radicando in loro i principi culturali fondamentali che la contraddistingue. Il concetto diTribù,che ha origine nel sangue, essendo avvertito grazie al senso di fratellanza, di intimità ed affiliazione è superiore a qualsiasi concetto politico di classe, ed è il legame sociale più forte presente in Natura. L’idea di Gheddafi, squisitamente anarchica, di una sintonia coordinata tra Tribù vuol essere il manifesto di una nuova società. Il dittatore, nel suo libro verde, proponeva la più totale unità all’interno di piccoli gruppi di individui, e, soprattutto, desiderava una democrazia estesa ma priva di governi centrali autocefali staccati dal popolo.
Liliane Tami
http://iltalebano.com/2014/10/29/gheddafi-come-educatore/


Renzi con le sue teorie sull'articolo 18....Riporterà allo schiavismo!

Un sinonimo di schiavo, omesso dal gergo comune in quanto non conforme alla nostra visione
ugualitaria da benpensanti occidentali, è il termine ierodulia, che deriva dal connubio tra le parole greche “ieròs” e “doulos”, ossia “sacro” e “servizio”

Nelle Polis della Magna Grecia, gli schiavi –  che sarebbe meglio chiamare “ Aiutanti sacri” – svolgevano le mansioni più disparate e godevano di diversi tipi di trattamento, da quello più brutale fino a quello più onorevole, tale da rendere lo schiavo in tutto e per tutto pari ad un qualsiasi altro membro della famiglia.

Purtroppo, in molti pativano le pene dell’abuso di potere da parte del padrone ed erano costretti a subire sevizie sessuali – legittimate con la scusa del far sacrificio agli dèi – tali che oggi farebbero inorridire anche le più disinibite meretrici. Eppure, presso i ceti abbienti, nelle dimore delle famiglie più virtuose, la schiavitù perdeva questo connotato tragico per  sublimarsi in un rapporto di scambio arricchente sia per il servo che per il padrone.
I poemi omerici, com’è sottolineato nel testo “Marxismo e società Antica”, edito da Feltrinelli e curato da Mario Vegetti, già consigliavano lo schiavismo al fine di allietare la vita del  cittadino. Lo schiavo, in genere un prigioniero fenicio, se si mostrava collaborativo poteva anche assumere un ruolo rilevante all’interno della famiglia stessa,ed in un qualche modo, diventarne membro.
Considerando il fatto che oramai i nuclei famigliari possono essere composti da due genitori dello stesso sesso ed un bambino adottato, questo inglobare lo ierodulo all’interno della famiglia – in un rapporto in bilico tra il figlio ed il genitore, il precettore ed il maggiordomo, la putzfrau e la balia – non deve essere motivo di stupore.

Anche in “opere e giorni” Esiodo illustra dei consigli pratici per mettere in luce il modo migliore di trattare gli schiavi , ed anche Senofonte se ne occupa. Quindi, come è deducibile, la schiavitù era gradita ed apprezzata anche dalle persone colte, democratiche e ben pensanti, e non era solo appannaggio di pervertiti estremisti, come oggi si potrebbe pensare. E persino Platone, che ha a lungo riflettutto sulla Polis e sull’Oikos, non è mai giunto a criticare la schiavitù.
In Aristotele l’elogio della servitù sacra è radicale: Secondo il filosofo di Stagira, infatti, come uomo e donna sono ontologicamente differenti, anche tra gli uomini portati a comandare e gli uomini inclini a servire la differenza è intrinseca e naturale: Aristotele, in “Politica I”, capitoli 4-5, afferma che “ Comandare ed essere comandato non solo sono tra le cose necessarie, ma anzi tra le giovevoli, e certi esseri, subito dalla nascita, sono distinti, parte a essere comandati, parte a comandare. [...] Ora gli stessi rapporti esistono tra gli uomini e gli altri animali: gli animali domestici sono per natura migliori dei selvatici e a questi tutti è giovevole essere soggetti all’uomo, perché in tal modo hanno la loro sicurezza.”
Attualmente parlare di schiavitù può apparire aberrante, perchè nell’immaginario collettivo si
associa tale parola al concetto di barbaro maltrattamento. Nel film Amistad, in sui i servi neri erano tenuti in catene, venivano frustati fino alla morte dai padroni tiranni, è presentato un esempio orribile di schiavitù, che non ha nulla a che vedere col concetto di baratto dignitoso tra datore di lavoro ed alloggio e servitore che sto proponendo. Se si pensa al modo increscioso con cui sono schiavizzate e seviziate le donne presso ai paesi islamici, non ci si può che affermare totalmente avversi alla schiavitù. Ma questa visione dogmatica e brutale avvilisce il nobile concetto di apportare servizi sacri che era la schiavitù nella Polis greca, intesa nel senso aulico del termine, che ancora nel 1800 era apprezzata ed esortata persino da Hegel.

Constatando che sempre più ditte o privati assumono lavoratori in nero (sotto)pagandoli l’aberrante cifra di cinque euro all’ora, facendo guadagnare loro complessivamente anche meno di 700 euro al mese, pensare alla schiavitù, come baratto diretto tra prestazione e servizi, non appare più così fuori luogo. Anzi: presupponendo che il padrone garantisca al servo vitto, alloggio, tasse, cassa malati, medicine ecc, quest’ultimo godrebbe certamente di più benefici rispetto sottopagato e sfruttato da un datore di lavoro tirannico.
La schiavitù, se venisse istituzionalizzata, permetterebbe di arginare il grave problema dei disoccupati italiani che, trovandosi da un giorno all’altro senza lavoro, si vedono sfrattati e  costretti a vivere per strada chiedendo l’elemosina. Per un libero cittadino Italiano è certamente più vergognoso mendicare in strada e dormire in un sacco a pelo che venir alloggiato nella casa di un conoscente come precettore privato, baby sitter, maggiordomo, giardiniere, cuoco o quant’altro… a tempo pieno. Mediante il ritorno ad una schiavitù inter pares, in cui la famiglia costruisce con lo schiavo un rapporto di lavoro ed affetto, si potrebbe arginare il gravissimo problema dei connazionali senza tetto.
Ma, per sradicare la piaga del razzismo e del classismo che potrebbe nascere da un’istituzione del genere, è fondamentale che il padrone e lo schiavo appartengano alla stessa etnia e che, soprattutto, lo stato non si occupi di salariare il lavoro dello schiavo presso al cittadino. O, ancora peggio, di salariare il padrone… nel detenere uno schiavo.
La recente proposta del governo di pagare 900€ al mese ai cittadini italiani che decidono di prendersi in casa un rifugiato di guerra è estremente pericolosa, in quanto potrebbe degenerare non in schiavismo illuminato, come quello da noi proposto, bensì, in mero sfruttamento ed abuso: il padrone , assumendo in casa a tempo pieno una persona di cui si fida e con cui instaurerà un rapporto privilegiato, dev’essere ripagato con le prestazioni lavorative dello stesso servo e non coi soldi pubblici.
Se qualcuno avesse voglia di portarsi a casa un clandestino per pura filantropia, che lo faccia pure. Ma che lo stato paghi per un’azione di volontariato che dovrebbe essere altruistica e d’amore gratuito , non ha senso.
Chi è disposto , per amore gratuito a portarsi in casa un povero è un santo e non deve  chiedere soldi in cambio. Chi invece lo fa perchè appunto ha bisogno del servizio di uno schiavo, deve essere disposto a prendersi carico di tutte le spese che lo riguardano.
È per questo che , dopo aver confermato che presso le Polis greche la ierodulia, la sacra servitù, fosse apprezzata dai grandi filosofi, posso concludere dicendo che si, io sono a favore della schiavitù inter pares. Inoltre, uno schiavo in casa permetterebbe ai genitori di occuparsi di meno delle faccende domestiche ed occuparsi di più dei bambini, e soprattutto, di riposarsi meglio dopo al lavoro e guadagnare più tempo da investire in attività culturali, ricreative ed educative. L’uomo libero ha bisogno di svago, ed uno schiavo permetterebbe, aristotelicamente parlando, di guadagnare più tempo libero da consacrare alla famiglia ed ad altre utili attività.

Evidentemente un tema così delicato va sollevato con cautela e sono certa che in molti, senza aver analizzato a fondo tali dinamiche, mi criticheranno aspramente. Ma io esorto ad una riflessione: guardate per strada. Osservate i vostri anziani compatrioti che frugano nella spazzatura o gli Italiani disperati che non possono più neanche pagarsi le cure mediche basilari. Non sarebbero forse più felici se potessero prestare servizio continuato, in cambio del vitto e dell’alloggio, presso ad una famiglia?
Liliane Tami

http://iltalebano.com/2014/10/27/la-soluzione-contro-la-disoccupazione-schiavitu/

giovedì 30 ottobre 2014

L'esercito privato della banca Centrale e della Commissione Europea

Eurogendfor – L’arma privata delle Banca Centrale e della Commissione Europea


L’eurogendfor è una superpolizia sovranazionale nata nel 2007 grazie al Trattato di Valsen. Firmato da Francia, Spagna, Paesi Bassi e portogallo tale accordo  ha come scopo di reprimere i moti indipendentisti ed anti-austerity che sempre di più stanno scuotendo l’europa. In Italia, per il momento, ha solo una sede a Vicenza. 

Prossimamente, con la crisi che tocca le forze dell’ordine, avrà modo di insediare i suoi tentacoli su tutto il suolo nazionale.

Le nazioni in cui s’insedierà il virus dell’Eurogendfor perderanno la possibilità di scegliere come e quando mobilitare le loro forze armate.  Ovvero, un innocente sciopero indipendentista della Lega che per il momento fa sorridere i poliziotti nostrani, in futuro potrà concludersi con un mare di sangue e manganelli firmati EU.

Sul territorio italiano, scioperi e manifestazioni verranno repressi non più da uno dei sette corpi della polizia nazionale, bensì dall’Eurogendfor, che fa capo agli ordini del Cimin e della commissione europea.
La polizia italiana risponde direttamente alle istituzioni parlamentari e al presidente della repubblica,comandante capo delle forze dell’ordine secondo la costituzione. Con l’Eurogendfor....verrà leggitimato un ente armato che non farà più capo alla nazione in cui esercita, anche con la forza, le sue misure repressive.
La cosa più inquietante è che gli agenti godranno dell’immunità più totale, infatti, com’è riportato sulla carta formata nel 2007

"I membri del personale di EUROGENDFOR non potranno subire alcun procedimento relativo all'esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all'adempimento del loro servizio (art.29 comma 3)." 

Ad esempio, il caso del celebre G8 di Genova , si è risolto con delle accuse agli agenti per abuso di potere ed uso di violenza. Se degli agenti Eurogendfor commetteranno degli omicidi durante alle manifestazioni, godranno invece dell’immunità più totale e non sarà possibile denunciarli passando per la procura italiana.
L’articolo 21 afferma che:

"Le autorità delle Parti non potranno entrare nei locali e negli edifici senza il preventivo consenso del Comandante EGF o, ove possibile, del Comandante della Forza EGF. Gli archivi di EUROGENDFOR saranno inviolabili. L'inviolabilità' degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da EUROGENDFOR, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti.(art.21)".


Finora  l’EGF ha operato a reprimere le manifestazioni  contro la Troyka avvenute in grecia nel 2010. In futuro, là dove ci saranno sempre più manifestazioni anti - EU , interverrà quest’ente sovranazionale indipendente a reprimere con violenza i manifestanti.

Quando i carri armati guidati dalla banca Centrale Europea schiacceranno le folle di cittadini avversi al regime europeo sarà ormai troppo tardi per lamentarsene.  Finalmente, si potrà dire che la Paneuropa progettata negli anni 20 da Kalergi sarà finalmente giunta al suo apice e che l'olocausto dei popoli europei sarà giunto a compimento.




giovedì 23 ottobre 2014

Anarchia contro al giovanilismo

Diamo retta all’anarchico Robert Poulet: cessiamo, una volta per tutte, di sguazzare nell’illusione che la gioventù sia la parte più bella della vita. Durante la giovinezza l’individuo non è in grado di controllarsi ed è in balìa delle emozioni, schiavo delle passioni e della superbia. Solo con l’età adulta, dopo aver imparato a combattere i propri vizi e le pulsioni morbose, potrà dirsi finalmente libero. Dal sapore deliziosamente Kantiano, il saggio “Contro la gioventù” è un elogio all’autocontrollo ed allo “sforzo per diventare adulti” come strumenti per la realizzazione di sé.

Poulet, nato a Liegi nel 1893, imparò dai gesuiti l’arte dell’autocritica, e poi, come combattente durante la prima guerra mondiale – prima di dedicarsi al cinema – imparò l’importanza della lotta. Nel suo libro questi elementi – uno passivo, d’indagine di se stessi e l’altro attivo, di azione nel mondo – conducono ad una tesi che non si confà per nulla alla nostra società. In un’Italia imbambolata da Renzi, presa a calci dagli stipendi dei calciatori ventenni ed acciecata dai seni di modelle e cantanti poco più che minorenni sostenere che i giovani siano una vile masnada di lemmings può apparire anacronistico. Invece è più attuale di sempre: mai come oggi la gente si rincitrullisce con le selfies – vetrine in sui esporre la propria carne o le proprie prodezze – e con le vanterie più trash(scusate il neologismo) che ci si potrebbe immaginare.
Oggigiorno, agli albori dell’era cibernetica – ancor più che nel 1934, anno in cui uscì quest’opera illuminante – è necessario parlare di antigiovanilismo. Come afferma Poulet, l’infante e l’adolescente sono succubi dei loro vizi e capricci, e perdipiù non possiedono la capacità di discernere il giusto dall’edonismo. Spesso, nel caso degli idealisti più illusi ed ingenui, la filantropia muta in uno sperpero d’amore verso ai parassiti più immeritevoli che mira solamente a rafforzare l’immagine di “personaggio” che il giovane vuol intepretare. Perchè , come afferma l’arguto pensatore, i giovani , oltre che ingenui e superbi, sono sempre impegnati ad imitare modelli fittizi e a giocare ruoli che non appartengono loro. Istrionici e vanagloriosi ” gli efebi e le pulzelle”, i cui difetti – narcismo, mancanza di pudore, incontinenza, ubriachezza, lussuria ed eccessi – sono elogiati da MTV o in Facebook come se fossero dei modelli da ammirare o invidiare. Ciò che una volta era vizio, ora è lodato dalle masse come virtù.
Questo bellissimo libro rivoluzionario non è però una becera critica all’età della spensieratezza: È, anzi, un trarne elogio in quanto è proprio essa che permette di compiere lo sforzo del diventare adulti. L’uomo, riuscendo ad arginare gli egoismi e a distaccarsi dalla frenesia di stare continuamente al centro dell’attenzione – atteggiamento caratteristico dei bambini – può finalmente dirsi vittorioso. Si, perchè riuscire finalmente a dominare i propri impulsi più bassi ed adoperare la forza per seguire ciò che vienre ritenuto giusto la ragione , e non ciò che il sentimento o la voluttà indicano essere il bene, è una battaglia durissima. E, per citare Léon Degrelle in Militia, “ non vi è vincita senza fatica”.
Presso tutte le società, eccetto la nostra occidentale, i giovani sono visti con disprezzo proprio per via della difficoltà che mostrano nel discernere l’amore dalla passione ed il capriccio dalla necessità. La nostra epoca , sfregiata dal lassismo famigliare, sta degenerando all’eccesso. I genitori anzichè educare i figli con una sana sberla, com’è esortato nella Bibbia, non fanno che viziarli ed acconsentire ad ogni loro piagnucolìo, rendendoli ancora più deboli. Ciò è causa del decadimento dell’intera società, anche sul piano economico e politico, perchè l’individuo, sentendosi oggetto d’amore incondizionato a prescindere dalla sue azioni, non impara il significato di “meritocrazia”. Un bambino deve sapere che non è vero che i genitori lo amano a priori solo perchè è uscito dalle loro gonadi. Se un giovane si comporta da pezzente, si droga, non lavora, può benissimo venir abbandonato. Ed è giusto così. Neanche l’amore materno deve essere presunto come gratuito, cosa che invece oggi è data per scontata.
I nonni non possono pretendere di vedersi curare da giovani che fin da piccoli hanno educato a credere di essere speciali, unici ed al centro del mondo. È evidente che il rapporto educativo che una coppia di genitori ha nei confronti di un un paio di bambini – trattati a guisa di divinità imberbi sulla terra – è ben diverso da quello di una famiglia che conta una decina di figli. Se una volta i genitori erano troppo staccati dai bambini, attualmente, come è ben spiegato nel capitolo “Gioventù d’oggi” vi è l’opposta tendenza ad elogiarli allo stremo e far tutto per loro. Senza nulla in cambio. L’idea che i genitori debbano amore incondizionato nei confronti dei bambini è una credenza fallace dell’era postmoderna, che si sposa bene con l’idea capitalista del comprare sempre più merce inutile.
Dalle pagine di Robert Poulet si riesce ad intendere che l’Anarchia , ossia la capacità di auregolarsi ponendosi da soli i propri limiti, scegliendo individualmente di sottostare all’imperativo categorico Kantiano, può aver luogo solo nell’individuo adulto che ha già compiuto lo sforzo di maturare. La dimostrazione che l’indisciplinato acconsentire ad ogni vizio e capriccio è causa di abberranti comportamenti, nota Poulet, ci è data dal metodo pedagogico del filosofo americano Dewey: i bambini da lui allevati, alle quali non veniva imposta la minima regola , “affinchè le costrizioni non intacchino la loro personalità” si ritrovavano a razzolare e a comportarsi come galline in un pollaio e nell’età adulta non riuscivano a liberarsi da questo stato di minorità caratteriale data loro dall’indisciplina.
Vedendo oggi quei ragazzi, imbruttiti ed inselvatichiti da un’educazione troppo permissiva non resta che chiedersi se, forse, il 1968 con le sue presunte “libertà” non sia invece stato l’anno della condanna della nostra razza. Il precetto biblico “Onora il padre e la madre” ha la funzione, a lungo termine, di salvare antropologicamente una civiltà. Il testo sopracitato , che già settant’anni fa guardava con diffidenza all’elogio massmediatico della gioventù, affermando che una una cultura “pubocentrica” avrebbe avuto come conseguenza l’indebolimento della civiltà occidentale, oggi risulta essere stato profetico.
Forse, l’Isis sta diventando così forte proprio perchè offre ai giovani una cosa che noi abbiamo smarrito: valori forti, tradizioni, principi, rispetto degli anziani e regole salde a cui aggrapparsi.
Poi, una volta che queste forme saranno diventate il contenuto dell’individuo, si potrà essere veramente anarchici, individualisti e liberi. Non dovere più niente a nessuno. E trovare nella compostezza dell’anziano molta più gioia che nel caos dell’infante.
Liliane Tami

http://iltalebano.com/2014/10/22/contro-la-gioventu/

Obama: Uccidere l'Ebola...coi fucili?

Obama, arguto stratega economico, si è accorto di quanto, utilizzando la propaganda per fomentare la paura di una pandemia, si possa risollevare il mercato americano. La corsa alla prevenzione di un’epidemia è una galline dalle uova d’oro, soprattutto per ciò che riguarda le industrie farmaceutiche, le materie prime, le terre rare ed i metalli preziosi.
Nel 2009, la Defense Advanced Research Projects Agency ( DARPA), un organo del dipartimento USA per la difesa, ha lanciato un programma chiamato Blue Angel, descritto come ” La sfida del DARPA per lo sviluppo dei vaccini “. E cosa c’è di meglio di un falso allarme di apocalisse virale per far funzionare il mercato delle multinazionali farmaceutiche? Alla fine di luglio 2014 è stato divulgato un comunicato stampa in cui s’asseriva che in un solo mese siano stati prodotti ben 10 milioni di dosi di vaccini…che aspettano solo il panico della popolazione per essere venduti. Così, il Pentagono che collabora con Il National Institutes of Health, un’agenzia del dipartimento USA della Salute e dei Servizi sociali, potrà finalmente farsi un po’ di soldi grazie ai furboni che andranno a comprare i vaccini contro l’ebola.
In un articolo apparso sul manifesto Manlio Dinucci sul “Manifesto”, dimostra che per l’ebola si sta facendo un allarmismo esagerato. Certo, ha ucciso oltre 2400 uomini….Ma la malaria ne provoca 600000 ogni anno, per non parlare poi dell’AIDS e , soprattutto, della fame e della mancanza d’acqua potabile. La propaganda anti-ebola esasperata da Obama fa davvero un po’ridere, dal momento in cui solo in Asia del sud 1600 bambini al giorno…muoiono di diarrea.
Il business euro-atlantico, facendo leva sul populismo e sulle paure collettive, vuole destabilizzare l’Africa e la Libia- guarda caso perno centrale dell’economia petrolifera globale- per tirare acqua al suo mulino. Nel 2007 gli USA hanno istituito l’Africom, che, come ben evidenzia Mark Duffield ne “ le guerre post-moderne” è un’organizzazione umanitaria che… usa la scusa della filantropia per conquistare un paese imponendogli la sua cultura e, di conseguenza, la sua egemonia, come avevano già fatto i missionari cristiani nei secoli passati.
Quest’ipocrita pretesto del volontariato serve solo da strumento con cui perpetrare una conquista culturale ed economica di un paese. Infatti, dietro alle operazioni “umanitarie e filantrope” dell’African Command si celano forze speciali e reclutamento di centinaia di militari. Presso la base di queste operazioni belliche, a Sigonella, è stata anche istituita una Task force del corpo dei Marines.
Che si giusto preoccuparsi dell’ebola è innegabile, ma sostenere l’eccessiva propaganda di Obama è una follia. Che un’operazione contante 3 mila soldati americani guidati dal generale Darryl Williams, avente base in Senegal, siano stata inaugurata a bordo di costosissimi arerei da guerra Osprey…per combattere un virus dalla dimensione di pochi micron fa un po’ ridere.
Inoltre questo microorganismo è estremamente intelligente, ed ha deciso di installarsi solo in alcune ragioni particolari: guarda caso sono i luoghi più ricchi di materie prime al mondo. In Nigeria ed in Benin c’è il petrolio, ci sono i diamanti in Sierra Leone e in Costa d’Avorio, i fosfati in Senegal e nel Togo. Caucciù, oro e diamanti in Liberia, oro e diamanti in Guinea e a Ghana, che offrono anche dell’uranio e la bauxite.
Liliane Tami

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