sabato 13 dicembre 2014

Il PD vuole gigolò anzichè mariti

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Alessandra Moretti è una donna lungimirante: mentre ancora stava col primo marito… già si stava impegnando ad inventar leggi che facilitassero il divorzio. Adesso è impegnata in un flirt con Massimo Giletti, noto conduttore televisivo. Speriamo che possano sposarsi, così potrà beneficare una seconda volta delle sue leggi sul divorzio breve!
La Moretti ha capito tutto dalla vita: noi viviamo in una bellissima società iperconsumista in cui gli oggetti sono “usa-e-getta”. Ma allora perché non dovrebbero esserlo anche i mariti? L’abbondanza di benessere materiale è davvero divertente, perché permette di comprare centinaia di vestiti e separarsene senza soffrire. E lo stesso vale anche con le persone! Perché il matrimonio dovrebbe essere una scelta presa con serietà, quando potrebbe diventare invece un simpatico hobby? Costanza Miriano e Massimo Recalcati affermano che il matrimonio sia una cosa seria e che, teoricamente, dovrebbe promuovere l’idea di un amore eterno ed indissolubile. Invece no! La loro è un idea antiquata che va contro le nuove visioni di famiglie allargate, matrimoni gay, transgender e co. che vanno tanto di moda oggi.
La Moretti, da brava piddina che promuove l’egemonia delle banche tedesche su suolo italiano, si oppone ad ogni forma di contratto stabile che potrebbe anche solo lontanamente far rima con “protezionismo”. Ciò che conta nel mondo della sinistra è la Quantità e non la Qualità, infatti lei ha capito che tutto può essere mercificato. Persino le promesse d’amore eterno. Il legame col proprio marito, grazie a lei, sta venendo semplificato al punto che …l’uomo di casa, data la facilità con cui ce ne si potrà liberare, diventerà un gigolò a tempo indeterminato anziché l’uomo a cui si ha giurato fedeltà eterna. Evviva!
Ora penso proprio che ora andrò a sposare il mio personal trainer, almeno fino a quando non scade l’abbonamento per la palestra.
 

Sposati e sii sottomessa

Libri. “Sposati e sii sottomessa” per non confondere libertà e disordine dei desideri

              

miriano
“Sposati e sii sottomessa” è il titolo volutamente provocatorio del libro della giornalista cristiana Costanza Miriano. Toccante, dolce ed assolutamente rivoluzionario questo testo è un elogio a tutte quelle donne che scelgono di diventare angeli del focolare nonostante oggi … non sia più di moda.
Il femminismo è nato perché noi donne, giustamente, volevamo iniziare a votare per prender parte alla democrazia. Ma, anziché diventare uno strumento con cui affermarci nella nostra missione materna è diventato, paradossalmente, un vergognarci della nostra femminilità. Il femminismo esagerato ci ha permesso di portare i pantaloni, ma anziché continuare a difendere la nostra natura ci siamo orribilmente mascolinizzate.
La società dell’iperconsumismo ci ha rese rudi, affamate di carriera e di libertinaggio. Come afferma Costanza Miriano, oggigiorno, noi donne tendiamo a confondere la Libertà con il disordine dei desideri, e non facciamo che volere mille cose diverse contemporaneamente. Invece, sposare un solo uomo, giurargli fedeltà, prenderci cura di lui e dei bimbi è una scelta difficile che ne esclude tantissime altre ma, al contempo, permette di realizzarsi totalmente come individuo completo.
La donna che ha il coraggio di essere sottomessa si fa’carico di un intera famiglia, perchè, come le fondamenta di una casa, deve tenere sulle sue spalle tutto il peso dell’edificio. È grazie alla sua forza da perno centrale che l’intera struttura del nido famigliare può reggere alle mille intemperie che lo scalfiscono quotidianamente.
Di piacevole lettura, reso piccante dallo humor femminile e fiero del suo rifarsi alle tradizioni naturali della famiglia, è il libro perfetto da regalare a tutte le amiche a Natale. Soprattutto a quelle più libertine, maschiacce ed antitradizionaliste. Saranno loro che, sorridendo davanti allo specchio, potranno capire che dire “Io voglio esser una donna dolce ed amare un principe che mi protegge” non è sinonimo di debolezza. Anzi!
Tener testa ad un capo nel mondo del lavoro è un’impresa ancora relativamente facile, basta esser brave. Riuscire a far ri-innamorare il proprio marito ogni giorno, è invece una sfida difficilissima. La bravura non basta, bisogna essere eccellenti in ogni ambito. Devi essere la più brava a cucinare, la più brava a far la spesa mentre controlli i bambini, la più brava mentre tieni conto degli a appuntamenti dal medico, mentre telefoni all’idraulico e mentre cerchi di amministrare la casa. Mantenere un matrimonio, oggigiorno, è una vera e propria impresa epica. Ma è da questa bellissima battaglia quotidiana che se ne trae il materiale per poter dare il meglio di sé, e per essere felici.
*Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura di Costanza Miriano, pp. 252, euro 12,50, editore Vallecchi

La Guerra dell'Acqua

La guerra dell’acqua

laguerradell'acquaTra le risorse fondamentali per un Paese vi sono le fonti energetiche (in specie gli idrocarburi) e l’acqua. Attualmente gli strateghi dell’ISIS stanno sfruttando al meglio le loro ricchezze liquide: l’oro nero e l’oro blu. Da un lato rivendendo, clandestinamente (ovvero fuori dai circuiti ufficiali), barili di petrolio alla metà del prezzo di mercato, massacrando la concorrenza e dettando così legge negli scambi del crude oil. E dall’altro chiudendo le dighe e deviando i fiumi, con lo scopo di affamare intere popolazioni.
Gli estremisti sunniti del “califfato”, anziché spendere soldi ed energie colpendo con mezzi militari le popolazioni sciite a loro avverse, hanno constatato che si può ottenere lo stesso risultato privandole delle risorse idriche. Nonostante i curdi stiano opponendo una disperata difesa armata contro l’egemonia del “califfato”, le loro armi nulla possono contro il prosciugamento dei condotti idrici.
mappa-tigri-ed-eufrateI primi ad avvalersi del controllo dell’acqua come strumento di guerra, sono stati i turchi, nel marzo scorso. La Turchia infatti, resasi conto che lo scontro tra i ribelli siriani e gli “Assadisti” stava degenerando in un fervento religioso sempre più coordinato, aveva chiuso le sue dighe. Trovandosi ad una altitudine maggiore rispetto al territorio siriano, ovvero a monte del bacino idrografico che alimenta alcuni Paesi limitrofi, tra cui la Siria, ha prosciugato il lago artificiale Assad (il più grande bacino lacustre artificiale siriano, formatosi dopo la costruzione della diga di Tabaqa nel 1973 lungo il tratto siriano del fiume Eufrate), principale fonte idrica del “califfato”. Come risposta l’ISIS, che aveva stabilito la sua capitale nei pressi di Raqqa e non ha ritenuto sufficienti i miseri 222 metri cubi d’acqua al secondo riversati dalla Turchia, ha iniziato a minacciare una rappresaglia per mezzo degli stessi strumenti. Abu Mosa, portavoce jihadista, aveva minacciato che avrebbe chiuso le dighe. E così infatti è stato. Dal luglio 2014 i miliziani dell’ISIS hanno preso il controllo dei fiumi Tigri ed Eufrate, chiudendo i rubinetti che dissetavano gli “eretici” sciiti dell’Iraq. Nello stesso modo hanno assetato i cittadini di Aleppo, che si sono visti costretti ad assumere acqua da fonti non sicure.
Dato che le risorse idriche sono necessarie alle popolazioni locali per irrigare i campi, la guerra dell’acqua del “califfato” islamico sta assumendo toni sempre più drammatici. Nei mesi scorsi, i seguaci di Abu Bakr, con lo scopo di assetare un villaggio di sciiti, hanno chiuso la diga di Falluja, facendola però straripare, causando la morte di oltre 4000 sostenitori dello stesso “Califfo”. Non solo ma, oltre al controllo delle dighe, hanno promosso anche un’opera di deviazione di due fiumi nella zona Balad Ruz, nella provincia di Diyala, inondando nove villaggi.
Appare evidente, dunque, come il controllo dell’acqua possa portare all’eccidio su vaste aree, così come anche il controllo delle fonti energetiche. Utilizzando la carestia come strategia, i miliziani dell’ISIS hanno infatti privato dell’elettricità, necessaria per pompare l’acqua dai pozzi, diversi villaggi curdi. Finché gli Stati Uniti non si decideranno ad intervenire concretamente per liberare le dighe e i fiumi mediorientali, difficilmente potranno vantarsi d’aver preso parte ad un vero soccorso umanitario.


perchè salvare le piccole banche

In Svizzera ci sono 327 istituti bancari, divisi tra pubblico e privato. Le ricchezze del paese, e degli stranieri che versano il denaro da noi, sono suddivise in molte casseforti. Quindi, nel caso del crollo di un istituto bancario, l’economia del paese non crolla.

 Ma la Banca Centrale Europea vorrebbe il monopolio assoluto del denaro, perciò sta cercando di far chiudere tutte le piccole banche indipendenti.
Le banche Svizzere nel 2009 hanno generato 121’700 impieghi a tempo pieno, che vuol dire ben il 4% della manodopera totale occupata nel paese.

 Esse sono importantissime, e si stima che esse amministrino circa il 27% dei capitali mondiali privati ed istituzionali. Attualmente i due colossi sono l’UBS e la Credit Swiss, che funzionano perlopiù grazie al settore del private banking.

Recentemente, però, da Bruxelles stanno venendo emanate una serie di decreti legislativi che rendono sempre più complicate la creazione ed il mantenimento delle piccole banche private. L’Europa Unita, che tende a voler monopolizzare ed omogeneizzare merci, persone e capitali, sta uccidendo le piccole banche per poter al meglio dominare e controllare il suo impero. La banca più grande dell’EU era la nostra, ma di recente è stata sorpassata dalla Deutsche Bank. Adesso che la Germania ha in mano la più grande cassaforte d’Europa, si sta impegnando a distruggere quelle degli altri paesi per avere il controllo assoluto sulle finanze di tutti.

 Pur essendo l’UBS nel nostro paese è importante che non diventi troppo potente e che non distrugga la microconcorrenza, perchè in caso fallisse porterebbe l’intera Svizzera nel baratro. Il nostro paese, per restare stabile ed inespugnabile, deve evitare di perdere quel fitto sottobosco di banche che gli ha permesso di non soccombere alla crisi.

È per questo che al fine di preservare il nostro paese bisognerebbe cercare di difendere le piccole banche. Per combattere la dittatura dell’EU bisogna attuare una politica protezionista e cercare di proteggere il piccolo mercato locale e le piccole banche nostrane.

Liliane Tami

http://www.mattinonline.ch/lunione-europea-vuole-massacrare-le-piccole-banche-svizzere-berna-difendera-migliaia-di-lavoratori-o-soccombera/

martedì 9 dicembre 2014

Disinformazione in guerra

Ieri l’esercito regolare libanese ha arrestato uno dei figli del califfo Abu Bakr al Baghdadi ed una delle sue mogli. Sono stati bloccati dai servizi d’intelligence dell’esercito mentre tentavano di attraversare un valico di frontiera per entrare in Libano dalla Siria utilizzando documenti falsi. I parenti del dittatore del Califfato sono stati portati presso al ministero della difesa a Yarze, sulle colline ad est del Beirut. È molto probabile che in questo preciso istante stiano venendo sottoposti ad un interrogatorio torchiante che non esclude metodi di tortura psicologica e fisica, cosa totalmente legittima in caso di guerra.
La moglie di Abu Bakr, essendo siriana, possiede informazioni importanti inerenti il Fronte al Nusra, la branca siriana di Al Qaeda che recentemente ha rapito ed ammazzato oltre una trentina di poliziotti regolari siriani. La notizia, riferita dal quotidiano As Safir, ha voluto mettere in luce che la cattura dei due ricercati ha potuto avere buon fine grazie al coordinamento delle forze militari nazionali con i servizi segreti stranieri. Più che il gesto della cattura di due individui ciò a cui mira la propaganda anti-islamica è l’indebolire l’insorgenza dello stato dalla bandiera nera facendoli sentire nel mirino di tutti i reparti speciali del mondo.
In guerra la propaganda è fondamentale al fine di demoralizzare psicologicamente gli avversari ed indebolirli sul fronte morale. A riguardo è importante anche riferire che la giovane Gill Roserberg , prima donna arruolatasi nelle truppe curde per combattere l’avanzata del califfato, è in realtà viva e libera. Nonostante il Corriere della Sera abbia annunciato la sua cattura quest’oggi la giovane, nata in Canada, trent’un anni fa, esperta di armi ed istruttrice dell’esercito, ha postato sul suo profilo FB che sta bene.
Questo genere di notizie, che mettono in luce le vicende di un singolo personaggio vittima del conflitto, hanno l’unico scopo di creare dei “ Simboli” per facilitare la comprensione e l’elaborazione della guerra. È importante quindi assumerli per ciò che sono e, come ne caso di James Foley o il cosiddetto Angelo di Kobane, evitare di trasformarli in eroi. I militi ignoti che muoiono a centinaia tutti i giorni vengono oscurati da questi simboli, ed al lettore medio viene fatta dimenticare la tragedia della guerra: ossia il lutto di civili innocenti costretti ad imbracciare le armi.
Liliane Tamihttp://www.mattinonline.ch/la-guerra-non-porta-eroi-ma-solo-la-morte-di-innocenti/


Come diventare mercenario a Kiev

Stanco della tua vita quotidiana? Insoddisfatti del lavoro? Desideri diventare un eroe ed prender parte alla storia? Con un click puoi arruolarti all’esercito di combattenti ucraini!
A dipendenza della tua fede politica puoi scegliere se andare a combattere coi nazisti patrioti Ucraini, e la cosa ti converrebbe perchè saresti stipendiato dalla NATO. Attualmente in Ucraina vi sono 5 unità paramilitari ( Aidar, Azov, Donbass, Dnepr-1 e Dnper-2) composte da volontari di tutta Europa ed aggregati assieme dalla Guardia Nazionale Ucraina. Non sai usare un Ak-47? Non sai fare il Water Boarding? Nessun problema! Gli istruttori sono pagati per insegnare ai civili ad usare le armi in pochi giorni.
L’assistenza alla formazione è uno dei principali aiuti che l’Ucraina sta ricevendo dalla Nato. Grazie a poche settimane di esercitazioni proatiche, imparerai le tecniche dei Navy Seals e della Delta Force. Sul seguente sito , nella sezione “ Contatti”in cirillico, potete trovare gli indirizzi a cui inviare il curriculum per la propria candidatura al massacro. Il PDF che scaricherete vi spiegherà tutto. http://vv.gov.ua/.
Avrete modo si stuprare i civili indipendentisti e di sfogare la vostra rabbia repressa attraverso atti terroristici che andranno ad ingrassare la pancia della Banca Centrale Europea.
Ben più sfigati sono invece i miliziani indipendentisti che combattono autonomamente per la libertà. Alle loro spalle vi è Putin, che possiede il più potente esercito del mondo e che schiacciando un semplice bottone potrebbe cancellare l’Europa dalla faccia della terra. Ma, ovviamente, Putin non ha nessuna intenzione di scendere in campo a sterminare i civili con armi troppo potenti, perciò lascia che i volontari filo-russi combattano da soli, senza coinvolgere istituzioni internazionali. Se vuoi quindi arruolarti alle Milizie Popolari del Donbass( NOD) puoi farlo iscrivendoti al social network russo https://vk.com/. Da li poi , grazie all’apposita pagina, potrai risalire ai gruppi di volontari che mossi da compassione vanno ad aiutare quei poveri cristi che cercano di fermare l’esercito dell’Unione Europea. Comprare un biglietto per il fronte- senza ritorno- è molto facile. Ma attento a sceglier la parte giusta…
Liliane Tami

http://www.mattinonline.ch/basta-un-click-per-arruolarsi-con-lesercito-ucraino-e-compiere-atti-disumani-pagato-dalla-nato/ 

I pirati dell'Isis

Di terra, di cielo e , da poco, anche di mare- I soldati semplici che combattono la guerra per lo Stato islamico operano su tutti i campi. Recentemente è giunta notizia che il gruppo terrorista del Sinai Ansar Bayt al-Maqdis, legato ad al Qaeda, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. Ciò vuol dire che , essendo il Sinai una penisola nel Mar Rosso, darà alla jihad….una svolta marittima.
Il fenomeno dei pirati islamici certamente non è nuovo, ma con l’accesso diretto ai grandi porti esso sta già iniziando a subire un notevole incremento.
Inoltre il Sinai, strategicamente, è l’ombelico del mondo: è il luogo d’incontro tra l’Africa e l’Asia, e s’affaccia, grazie al canale di Suez, anche sul mar Mediterraneo.
È evidente come, un’attività marittima guidata dallo stato islamico possa facilmente approdare sulle coste di ben tre continenti partendo da quei porti sul mar rosso che una volta erano tanto graditi ai turisti.
Inoltre, come riporta Panorama, attualmente la Tunisia conta 5 mila soldati islamici che sono pronti ad immolarsi per imporre la Sharìa sulla terra. La Tunisia, col celebre porto di Cartagine, s’affaccia sul mar mediterraneo e dista davvero poco dall’Italia. La stessa cosa è la Libia: Essa, attualmente, non è ancora cascata nelle grinfie del califfato, ma potrebbe cedervi nel giro di poche settimane. La libia, dotata d’una vasta zona costiera, dista a poche centinaia di miglia nautiche dall’Italia. I pirati, spesso , sono semplici gruppi di criminali che, senza far capo a nessuno, come nel caso del pericolosissimo Golfo di Aden, vanno all’arembaggio di petroliere o crociereper depredarle dei loro beni. Per fortuna la pirateria nel Mar Mediterraneo è ancora un fenomeno molto limitato, ma i predoni del mare somali che simpatizzano per l’Isis non avranno certo difficoltà a dirottare le loro navi o i loro motoscafi verso Nord.
Il pericolo della pirateria islamica non è ancora emerso chiaramente e , a quanto pare, nessun osservatorio strategico ne ha già divulgato studi accurati. Ma, il neonato fenomeno, che per il momento ha arricchito il Califfato procurandogli diverse petroliere che s’aggiravano nelle coste del Mar Rosso, potrebbe degenerare molto in fretta. Il fine della pirateria non è l’uccisione o la conquista di nuove terre, ma il furto delle ricchezze dell’avversario.Se le nazioni europee, in particolare quelle costiere, come la Francia o l’Italia, venissero improvvisamente private del loro mercato marittimo preziosissimo, avranno conseguenze economiche davvero nefaste.
Liliane Tami