mercoledì 18 febbraio 2015

Le milizie libiche

Le milizie libiche

La Libia, terra che da Giolitti a Mussolini fu avvolta nel tricolore, oggi riversa smembrata sotto tre vessilli. Questa terra, così vicina all’Europa, è divisa in tre grandi blocchi: Il vecchio parlamento, apprezzato dall’occidente, il Nuovo Parlamento autoeletto, sgradito all’occidente e ritenuto illegittimo,ed il Califfato Islamico.

L’inviato speciale dell’ONU, Bernardino León Gross, diplomatico spagnolo, sta cercando di avvicinare le tre parti in conflitto mediante la missione di supporto delle Nazioni Unite. Ma dopo 4 mesi il suo operato non è servito a nulla. In Italia, Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, ha dichiarate che c’è più spazio per le trattative pacifiche. Solo Di Battista del movimento 5 stelle par aver ancora voglia di scherzare parlando di trattative pacifiche, ma i miliziani arrestati ai piedi del Vesuvio con Ak in borsa parevano pensarla in altro modo.
Da agosto il governo guidato dal premier  Abdullah Al- Thani ( pronunciato al-Thinni ) e guidato dal generale Haftar, comandante Capo delle operazioni militari, si sta sforzando di ricostituire le forze armate libiche regolari e filo-occidentali. Il riassemblamento dell’esercito è però estremamente difficile perchè il governo parallelo del premier Al- Hassi, nonostante non goda di nessun riconoscimento internazionale, par non voler lasciare il governo del paese.

L’autoeletto governo di Tripoli di al-Hassi, dov’è stato ricostituito il Congresso Nazionale Generale (CNG), par momentaneamente essere più forte del governo regolare perchè gode del sostegno militare della Turchia del Sudan e del Qatar. L’assemblea parlamentare appena rieletta, che però non è riconosciuta dalla Corte Suprema libica, è stata confinata a Tobruk ed è sostenuta economicamente e militarmente dall’Arabia Saudita, dall’Egitto e dagli Emirati Arabi.

L’esercito Libico ( Libyan national Army) del Governo di Tobruk, guidato dal generale Haftar,  è composto perlopiù da nazionalisi, anti-islamici ed ex soldati regolari dell’aviazione e della marina. Questa singolare alleanza tra nazionalisti “eversivi” ed ex militari regolari è nata dal fatto che l’auto-eletto governo, per quanto non apertamente sostenitore del califfato, abbia comunque tolto parte dei finanziamenti  del’esercito regolare a favore delle milizie sciolte jihadiste.  Mahmoud Sharif invece è il comandante delle forze regolari di  polizia del paese, che comprendono circa 8 mila uomini stanti sotto al diretto controllo del ministro degli interni. Ma, come ha denunciato Sharif,  mancano i fondi necessari affinché gli agenti vengano muniti di quelle armi leggere oramai non più sufficienti per confrontarsi coi miliziani del daesh.  

Ricapitolando, l’esercito a cui l’ONU  sta dando dei finanziamenti per sconfiggere la minaccia del jihadismo è quello che sottostà al Generale Haftar.  Esso è composto da due ali principali: la Barqua Defence Force ( o Cirenaica Sel defence Forces) guidate da Hibrahim Jadhran, e composto da 20mila uomini). Affianco vi è il Consiglio Militare dei Rivoluzionari di Al-Zintan con al capo il comandante  Mukhatar Kalifah Shahu,  composto da 23 milizie federaliste divise in 5 brigate ed armate prevalentemente di SZU, lanciarazzi e mitragliatrici pesanti.
Tra queste vi sono due brigate di particolare rilievo: La prima, chiamata Al Qata,ha il merito d’aver scagliato l’anno scorso, il 18 maggio, un attacco contro all’edificio del parlamento autoeletto ( CNG). La  brigata delle forze speciali al-Saiqua invece  svolge prevalentemente una funzione di anti-terrorismo anzichè di offensiva. È composta da cinquemila soldati del corpo d’élite del vecchio esercito Libico, divisi tra commando e paracadutisti. Attualmente il loro scopo principale è quello di annientare Ansar Al-Sharia, leader delle forze estremiste islamiche. La brigata al Qata vanta, tra i suoi massimi esponenti, Othman Milaiqtal, che fu uno dei primi ufficiali ad abbandonare il govero di Gheddafi.

Accanto a ciò si è anche creato un’esercito parallelo, direttamente sponsorizzato dalle grandi multinazionali europee. Esso, che è una sorta di esercito “templare” che vuol difendere gli interessi del Dio Dollaro in Africa, è composto da privati separatisti e mercenari, coordinato in parte dal governo filo-occidentale, al fine di difendere i pozzi di petrolio.  Le Petroleum Facilities Guards sono  guidate dal giovanissimo federalista secessionista  Ibrahim Jadhran, di soli 33 anni, divenuto celebre per aver accusato il governo centrale  filo-occidentale post-Gheddafi di corruzione. Prima della guerra civile i terminal petroliferi di El-Sharara  ( la prima ad esser stata conquistata dall’ISIL) di al-Sidra e Ras-Lanuf producevano ogni giorno, in media, 1,6 milioni di barili. Nel mese di gennaio, con l’avanzata dei miliziani Jihadisti, la produzione ha subito un drastico calo e si stima che ora i barili quotidianamente prodotti siano meno di  320 mila. In sostegno alle Guardie del Petrolio sono accorse anche le grandi multinazionali occidentali come l’ENI e la Shell. Le nazioni dell’ONU devono mantenere un minimo di rispetto nei confronti della Carta dei Diritti dell’Uomo anche mentre i loro inviati eseguono black operations. Si spera che le grandi aziende, che non sono vincolate dal gaudio morale di rappresentare una democrazia,  non esitino ad usare anche i metodi peggiori per reprimere l’avanzata dei califfato. Abdullah al-Thinni,  premier del governo libico fil-occidentale, gli scorsi giorni ha tenuto un’arringa disperata in cui scongiurava un’intervento armato all’Italia per fermare una volta per tutte questo scempio.


Fino ad oggi l’Italia, a differenza della Francia, non ha sferrato attacchi pesanti contro ai miliziani. Già prima della guerra civile l’Italia aveva avviato un programma di addestramenti per creare un’esercito libico terrestre su tutto il territorio nazionale. La prima fase di quest’operazione di formazione è cominciata nel novembre 2013 a tripoli, grazie alla “punta di diamante” dell’esercito italiano composta da 500 consiglieri militari. La polizia regolare libica è stata inoltre addestrata sul posto dai carabinieri italiani, mentre 2 mila soldati libici sono stati portati in Italia ed addestrati qui in europa. In totale l’italia ha addestrato quasi sei mila soldati libici.

Liliane Tami 

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