giovedì 9 aprile 2015

Obama: Il signore delle insurrezioni punta ora all'atomica

Attualmente gli Stati Uniti sono in guerra contro l’ Afghanistan, contro la Libia, contro l’Is e, silenziosamente, promuovono nuovi conflitti non-convenzionali contro la Russia, l’Iran e  la Siria. 
 La strategia bellica dell’insurrezione, cavallo di battaglia di Obama, non è però più sufficiente a mantenere l’utopia liberista americana: l’Islamic State, non essendo un vero stato, è immune ai "colpi di stato". La Russia non ha nessuna intenzione di piegarsi alla BCE e l’Iran vuol gestire da sé la propria sovranità nazionale. Ed è per far fronte a questi fastidiosi avversari che, a  Losanna, Obama ha messo le basi per sancire un nuovo accordo sulle armi nucleari.



 Le guerre di Obama: 
La guerra in Afghanistan, contro ai talebani, è iniziata nel 2001 con l’amministrazione di Bush in seguito al crollo delle torri gemelle. Oltre duemila addestratori americani  sono morti - e continuano a morire- negli scontri, nonostante Obama avesse promesso di ritirare le truppe entro all’inizio del 2014. Il primo intervento pubblicamente annunciato da Obama è stato quello in Libia del 2011.  Gli USA hanno preso di mira il presidente Muhammar Gheddafi in seguito alla guerra civile libica perchè il “dittatore”, autore di un interessantissimo “ libro verde” scaricabile gratuitamente dal web, voleva aprire una banca centrale africana, che avrebbe messo a repentaglio l'egemonia internazionale del dollaro. È per questo motivo che gli USA, anzichè aiutare il presidente di un paese in crisi, hanno preferito stare dalla parte dei ribelli ed armare gli estremisti. L’amministrazione militare di Obama, tramite la strategia dell’insurrezione pilotata, è riuscita a scaricare anche il presidente dell’Egitto Mubarak, lasciando il paese nelle grinfie dei Fratelli Musulmani. In Tunisia è accaduta la stessa cosa: la primavera araba, pilotata dai soldati sobillatori della CIA travestiti da ribelli, ha condotto il governatore del paese Ben Alì all’esilio, lasciando la Tunisia nel pandemonio. Il nuovo presidente della neonata repubblica di Tunisia, Essebsi, è laico, contrario all’estremismo islamico e tiene ottimi rapporti con le grandi industrie americane. Ma il suo paese è flagellato dalle guerre civili e dal malcontento. In nome del libero mercato e dello scambio di materie l’America può sacrificare un popolo, ma non la democrazia e l’ateismo.

Le chicche di Obama: insurrezioni e sanzioni
Le guerre in Libia, Tunisia ed Egitto  seguono lo stesso schema del  conflitto che è in corso in Siria: Gli Americani promuovono le insurrezioni armate contro al governo di Assad, manipolando i mass-media tramite le privatizzazioni e costringendo altri paesi esterni al conflitto a sanzionare economicamente il nemico. La Propaganda e la crisi economica sono i due principali strumenti con cui far cadere un paese nel caos: così Obama può organizzare  un golpe senza dover ricorrere ad una guerra “convenzionale e simmetrica”.  Il golpe del 20 gennaio avvenuto in Yemen, grazie all’interferenza degli Americani, doveva aiutare il paese a liberarsi dalla minaccia degli estremisti islamici, ma di fatto è stato il progromo ai tragici bombardamenti delle scorse settimane. Ufficialmente Obama, nei suoi sette anni di amministrazione, ha combattuto solo 3 guerre, contro l’Afghanistan, contro la Libia e contro l’Islamic State.  Di fatto, però, dal’Ucraina alla Siria, dal Mali alla Tunisia, tantissimi paesi sono stati destabilizzati per mezzo delle Black Operation americane. Gli agenti provocatori e gli addestratori che per volere del Pentagono hanno svolto missioni di destabilizzazione in tutto il mondo sono stati decine di migliaia. E, siccome paiono non bastare, Obama ha finalmente deciso di dire basta all’ipocrito pacifismo anti-atomica con cui ha guadagnato il suo ruolo da presidente.

La guerra contro Iran: strategia del caos fallita

Per destabilizzare economicamente – e poi militarmente – l’Iran   gli USA hanno fatto pressione alla Cina affinchè comprasse petrolio solamente dall’Arabia Saudita. Queste sanzioni economiche non sono però riuscite a piegare l’Iran: il governatore islamico Hassan Rouhani, immune agli attacchi sovversivi degli USA, sta venendo combattutto politicamente. Gli accordi di Losanna sull’energia atomica mirano ad indebolirlo e ad isolarlo dalle altre superpotenze ,a  scapito della pace atomica tra tutte le altre nazioni.

Obama, Onu e Nato : Il più grande schieramento mai visto
L’11 settembre 2015 Obama ha annunciato la nascita della più grande alleanza tra eserciti della storia: la coalizzazione anti-ISIS comprendente ben 27 paesi  e  tre organizzazioni internazionali. Nei giorni seguenti, durante al Summit di Parigi voluto da Hollande e dagli Stati Uniti, s’è  data la conferma che tutti i cinque continenti sarebbero stati coinvolti da questo conflitto, con bombardamenti o semplici aiuti umanitari. Inizialmente l’Inghilterra e la Germania non vi volevano aderire, ma poi hanno ceduto. La Svizzera, invece, non ha preso parte a questa (pericolosa) alleanza mondiale.


La guerra contro all’Isis: il nemico invisibile

Il 23 settembre  sono iniziati i bombardamenti da parte dell'alleanza anti-isis: I primi a colpire la città di Raqqua sono stati gli USA  accompagnati da altri  5 altri paesi musulmani (Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, il Quatar, la Giordania ed il Bahrein ). L’obbiettivo dell’attacco erano le basi missilistiche degli estremisti dell’Islamic State nella provincia di Raqqa, che appartiene alla Siria. Le bombe sono state scagliate senza il consenso del presidente siriano Bashar al-Assad, che avrebbe voluto contrastare  la minaccia degli estremisti sunniti all’interno del proprio territorio senza l’interferenza di potenze straniere. Come ha effermato  Aleksandr Lukasehvich, portavoce del ministero degli esteri russi – “Gli attacchi aerei Usa in Siria contro gli estremisti dell’Isis senza il consenso di Damasco e in assenza di decisioni del consiglio di sicurezza dell’Onu sono un’aggressione, una grossolana violazione del diritto internazionale”.

 Le promesse sul disarmo ( non mantenute)
Obama, in un discorso tenuto a  Praga nell’aprile del 2009, affermò che si sarebbe impegnato per promuovere il disarmo nucleare del mondo intero. Citò il  TNP * e disse che con la sua amministrazione avrebbe perseguito le trattative internazionali necessarie per ridurre tutti gli armamenti atomici, ed in particolar modo quelle di Teheran ( Iran). Questa promessa, sostenuta anche dal movimento internazionale anti-atomica chiamato Global zero, gli permise – sei mesi dopo- di guadagnare il premio nobel per  la pace.  Inizialmente il presidente sembrò davvero muoversi  in questa direzione: nel 2010 Obama tornò a Praga e , col russo Medvedev, firmò il “New Start”. Questo trattato limitava a 1550 le testate nucleari strategiche dispiegate consentite ad ogni parte. Un mese dopo, durante le conferenza quinquiennale atta a rafforzare il TNP (che inizialmente contava solo 11 punti)  in nome della Pace venne portato a 64 punti. Peccato che col nuovo accordo di Losanno Obama ha rifiutato la possibilità di sancire un accordo di diminuzione degli armamenti atomici di tutto il mondo per fare un torto all’Iran.   Obama, che predicava di poter liberare il mondo dall'atomica, ha eliminato solo 507 bombe atomiche. Una bazzecola, in confronto alle 14801 testate nucleari che George Bush e George W.Bush erano riusciti  ad eliminare. 

La conferenza di Losanna: Ritorno all’Atomica
Ad ottobre del 2014 gli Stati Uniti possedevano 1642 testate nucleari dispiegate più 4800 operative. Dal 2001, le spese militari mondiali sono aumentate del 50%, e l’america, da sola, ha avuto un incremento del 55%. Gli Usa sono il paese con la spesa militare più alta al mondo: 640 miliardi di dollari, pari al 37% del totale di quella di tutti gli altri primi nove paesi messi insieme.  Obama non ha nessuna intenzione di dire davvero addio alle armi atomiche, e durante la conferenza di Losanna l’ha detto chiaramente.

Secondo Benjamin Netanyahu, premier israeliano, le scelte di Obama si riveleranno pericolosissime. Il 30 giugno l’Iran, a patto che lo libirino dalle sanzioni economiche, sceglierà se firmare o meno l’aut-aut voluto da Obama. Ciò che rende questo accordo sul nucleare così difficile è il fatto che L’Iran non è ancora stato “conquistato” dagli Stati Uniti e nonostante ciò vive bene e sembra non dare troppo fastidio all’intera scena internazionale.  Gli USA e l’Iran sono alleati per ciò che riguarda la lotta al terrorismo islamico, ma contemporaneamente si trovano in conflitto sulla questione del governo sciita siriano di Assad, che gli Americani condannano fermamente.  Inoltre anche lo stato d’Israele, eterno alleato degli USA; si sente profondamente minacciato dall’Iran e da questi nuovi accordi sull’energia nucleare voluti da Obama. Grazie alle scelte del premio nobel per la pace,  il mondo si sta incamminando verso la terza guerra mondiale.

* Il primo luglio del 1968 Usa, Unione Siovietica e Regno Unito sottoscrissero Il Trattato di non proliferazione nucleare (TNP) per limitare la proliferazione degli ordigni atomici in tutto il mondo. 

http://www.mattinonline.ch/obama-dalle-insurrezioni-alla-bomba-atomica/

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